Scuola di Ingegneria dei SistemiLa Scuola di Ingegneria dei Sistemi è nata nel 2001, in occasione di un profondo riassetto delle Strutture didattiche dell'Ateneo che - per quanto riguarda l'Ingegneria - ha portato all'articolazione della precedente unica Scuola di Ingegneria in sei diverse scuole più snelle e più omogenee dal punto di vista 'tematico', anche per garantire una gestione più uniforme dei Corsi di studio omonimi presenti nelle varie Sedi in cui è presente l'Ateneo (Milano, Como, Cremona, Lecco, Mantova, Piacenza). I Corsi di Laurea e di Laurea Specialistica/Magistrale che fanno capo alla Scuola di Ingegneria dei Sistemi (con i relativi approfondimenti in merito alla struttura di tali Corsi e alle Figure professionali risultanti) sono indicati nella sezione 'Didattica'. In questa sede verranno quindi sviluppate alcune brevi considerazioni sulla formazione ingegneristica in generale.
La formazione in ingegneria è sempre stata, e resta, una delle più apprezzate formazioni culturali nel panorama delle Università italiane. Per formazione culturale si intende la conoscenza completa ed organica di un complesso di concetti in grado di sviluppare nel giovane studente, che la interiorizza, una visione globale dei sistemi oggetti di studio: dal componente alla procedura, dall'apparecchiatura all'impianto, fino ai sistemi complessi (biologici, aziendali, o altro).
La formazione in ingegneria, per essere tale, si deve basare su una struttura solida di rigorose conoscenze matematiche, fisiche, chimiche e si completa poi con una formazione specialistica con la quale lo studente impara ad applicare a problemi reali le conoscenze teoriche apprese e ad interpretare i fenomeni fisici e i processi organizzativi per essere in grado di progettare, verificare o innovare le macchine, gli impianti, le procedure e i sistemi industriali.
In un contesto in cui la crisi dei valori attacca in modo particolare le generazioni più giovani, gli studi tecnico-scientifici hanno un grande valore formativo e culturale perché contribuiscono positivamente ad una corretta visione del mondo basandosi su valori universali e positivi come la ricerca della verità e dell'universalità, lo stimolo intellettuale, l'esaltazione dell'individuo e contemporaneamente l'umiltà, la capacità di riconoscere i propri errori, la riflessione e la tolleranza.
In ambito industriale quando l'uomo di scienza si identifica con l'ingegnere, egli sa che la sua idea si deve concretizzare in un progetto che deve essere fattibile e realizzabile a costi contenuti, in tempi ragionevoli e nel rispetto dei valori che la società considera prioritari.
Le due specifiche caratterizzanti la figura dell'ingegnere, e riconosciute dal mondo industriale (ed in alcuni casi anche dal mondo della ricerca), sono da sempre:
- la predisposizione nel saper cogliere in ogni realtà da analizzare gli effetti primari, separandoli da quelli trascurabili e di saper costruire un modello semplificato di tale complessità per poi applicarvi le conoscenze tecnico scientifiche disponibili;
- la capacità di valutare quantitativamente i fenomeni attraverso il cosiddetto "senso del numero".
La capacità di analizzare la realtà fisica porta l'ingegnere alla piena coscienza dei limiti della scienza e della tecnica; il senso del numero dà concretezza al suo operare. Egli evita i progetti utopici e velleitari ma è predisposto ad accogliere e analizzare le idee originali e le tecnologie innovative che il continuo approfondimento delle conoscenze scientifiche permette di proporre e che la continua evoluzione del mondo industriale ed economico richiede di investigare.
Lo studente che, dotato delle opportune attitudini e di una buona costanza, acquisisce questa "forma mentis", diventa per struttura mentale un valido professionista, ricercato dal mondo industriale o dal mondo della ricerca, come le statistiche sugli sbocchi professionali dei laureati in Ingegneria confermano da decenni.
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